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Questo
spazio si prefigge l'obiettivo di analizzare il sottile rapporto
che corre tra sport e politica intendendo la politica come "assegnazione
imperativa di valori per una società" (Easton 1965)
e lo sport come "manifestazione di cultura" secondo la
definizione di Inigo e Alberto Marani Toro (1977) ossia: un gesto
motorio migliorativo e ripetuto, effettuato in un contesto agonistico
(sia contro se stessi sia contro altri) fatto per fini non utilitaristici.
Prendendo spunto dall'attualità e dalla storia cercheremo
di analizzare il rapporto che intercorre fra sport e politica nella
sua interezza.
Il nostro punto di partenza è che lo sport infatti non vada
mai estrapolato dal contesto che lo circonda.
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La
frase "la politica non deve entrare nello sport" è
in questo senso fuorviante, poiché interessi politici ed
economici hanno sempre cercato di sfruttare a proprio vantaggio
lo sport.
Dal punto di vista politico lo sport ha avuto un ruolo determinante,
soprattutto negli stati di recente formazione, nel processo di
nation-building per creare identità nazionali. Ma è
servito anche come strumento per giustificare un regime, e sia
in regimi democratici che non, le vittorie degli atleti nazionali
sono sempre servite per aumentare il consenso.
Nel XIX° e gli inizi XX° secolo lo sviluppo dello sport
moderno, sviluppatosi insieme alla nozione di tempo libero in
seguito all'industrializzazione, è passato anche attraverso
l'educazione fisica militare gestita dagli stati nazione.
Nonostante l'ideale individualista decoubertiniano, il nazionalismo,
inoltre, è stato uno strumento fondamentale per lo sviluppo
dei Giochi Olimpici e lo sviluppo dello sport su base nazionale.
A partire dai Giochi di Londra del 1908 e ancor più a Stoccolma
1912 le Olimpiadi e le discipline sportive ad esse legate divennero,
per usare le parole di De Coubertin, "una vera e propria
questione di stato" (1920).
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Ma
sarebbe sbagliato vedere lo sport come un qualcosa di completamente
succube della politica e servile rispetto agli interessi delle grandi
corporazioni; non va infatti dimenticato come ci siano anche innumerevoli
funzionari e dirigenti, spesso volontari o poco pagati che lavorano
per preservare l'integrità dello sport.
È indubbio che lo sport sia stato e sia tuttora veicolo di
valori positivi.
Nell'antica Grecia l'ekecheria, etimologicamente lo "stato
in cui si trattengono le mani", ovvero l'astenersi dall'uso
delle armi, consentiva, con una cadenza quadriennale o biennale
nel periodo dei quattro giochi (Olimpici, Pitici, Istmici e Nemei),
armistizi che, seppur limitati temporalmente e territorialmente,
arrestavano i conflitti al fine di permettere lo svolgimento degli
agoni sacri.
Pierre De Coubertin ha cercato, attraverso la nascita dei Giochi
Olimpici dell'Era Moderna e allo sviluppo dell'Olimpismo, di "incoraggiare
lo stabilimento di una società pacifica riguardante la perseverazione
della dignità umana" (Olympic Charter).
Molto Spesso anche lo sport non istituzionalizzato è portatore
di valori positivi, basti pensare alla nascita dei Mondiali antirazzisti
o ai Mondiali per immigrati.
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Non
possiamo, inoltre, dimenticare il fatto che lo sport è
fatto da atleti. Ossia donne e uomini dotati di una coscienza
autonoma che non subiscono semplicemente le decisioni politiche
ma le possono anche influenzare. Riguardo ciò non possiamo
non citare il celebre podio dei 200 metri a Città del Messico
dove Carlos e Smith strinsero a pugno il guanto nero simbolo del
Black Power o il più recente commovente abbraccio alle
Olimpiadi di Pechino fra la russa Natalia Paderina e la georgiana
Nino Salukvadze mentre i due paesi d'origine delle atlete erano
in guerra tra loro.
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Infine
cercheremo di spiegare meglio la struttura dello sport internazionale
e nazionali per capire quali sono i ruoli del Comitato Olimpico
Internazionale (CIO), delle Federazioni Internazionali (IF) e dei
Comitati Nazionali Olimpici (CNO) in Italia il CONI.
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Generalmente
l'approccio sarà maggiormente internazionalista ma ciò
non impedirà approfondimenti del caso italiano o di altri
stati. Cercheremo di capire come il sistema dello sport mondiale
si sia modellato rispetto all'ordine internazionale. Oggi infatti
lo sport ritrae perfettamente come il mondo sia geograficamente,
ma anche politicamente e socialmente diviso in stati nazioni (Lavermore,
2004).
Un altro aspetto da valutare è quello dell'impatto della
globalizzazione sullo sport, soprattutto su quegli sport locali
che in assenza di una codificazione o di uno sviluppo su larga scala
vengono emarginati e tacciati come folklore.
Nicola
Sbetti
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DE
COUBERTIN P., L'apport de la VII° Olympiade,in La
revue sportive illustrée, vol 16, n°3, 1920. Testo
pubblicato anche in Norbert Muller (a cura di), Pierre De Coubertin,
Olympism - selected writings, Losanna, International Olympic
Committee, 2000
EASTON
D., A Framework for Political Analysis, Chicago-London, University
of Chicago Press 1965, trad. It. L'analisi sitemica della politica,
Casale Monferrato, Marietti, 1984.
LAVERMORE
R., Sport's role in cosnstructing the 'inter sate' worldview,
in R. Lavermore e A. Budd, Sport And International Relations,
UK, Routlege, 2004
MARANI
TORO I. e A.: Gli Ordinamenti Sportivi, ed Giuffré,
Milano, 1977 p.146
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